Autori Destinazione Data Viaggio
Scoooter 2 Smile Club 6^ Gita Ufficiale - Il Passo Penice, le Colline Parmensi e la fortezza di Bardi 21 maggio 2006
 


Distanza: 350 Km

Come al solito di buon mattino ci imbrachiamo con le nostre "divise" da scooter e viriamo alla volta del bellissimo castello di Bardi. Da Milano prendiamo la A7 Milano - Genova fino a Casei Gerola e da qui la SS10 fino a Voghera. Proseguiamo per Ponte Nizza e poi per Varzi, attraversando il Monte Penice fino ad arrivare a Bobbio. Lungo il percorso ci accompagnano il bellissimo letto del fiume Staffora e poi il Trebbia intorno ai quali, si snodano le stradine curve e tortuose che attraversiamo.
A questa gita partecipano nuovi amici tra i quali, per mia gioia, ci sono ben tre donne.
Da Corte Brugnatella a Bardi passando per Ferriere la strada sembra non finire mai perchè diventa sempre più stretta e tortuosa. Il panorama di cui godiamo però merita tutta l'attesa. Il famoso castello si erge su una grossa massa rocciosa a mò di sentinella del piccolo paese tanto che sembra quasi appoggiato lì dall'alto.
Bardi è una cittadina posta all'estremo sud - ovest della provincia di Parma. Il territorio si estende dai 500 ai 1.300 metri sul livello del mare coperto da foreste e boschi. Il castello è visitato ogni anno da migliaia di persone non soltanto per la sua bellezza paesaggistica e suggestiva che si ammira dal castello ma anche perchè è sede di mostre molto particolari.
Scendiamo verso il centro di Bardi dirigendoci, data l'ora (sono ormai le 13.30) al ristorante. Durante il pranzo facciamo conoscenza con i nuovi partecipanti gustando degli ottimi antipasti misti, tortelli alle erbette conditi con burro e salvia, una buonissima tagliata con patate al forno e poi dolce e caffé. Per smaltire il tutto ci dirigiamo verso il castello e decidiamo di visitarlo.
La fortezza di Bardi probabilmente risale al VII secolo quando un gruppo di guerrieri longobardi liberi si insedia attorno alla grande roccia su cui sorgerà il castello. Il luogo da loro prende il nome di "Silva Arimannorum" ed il villaggio che nasce "Bardi". Le prime tracce di presenza umana nel territorio risalgono addirittura al Paleolitico medio quando la zona era frequentata da gruppi di cacciatori - raccoglitori di diaspro, materia prima per la preparazione dei loro utensili, di cui la zona è ricca. Da quel momento in poi i ritrovamenti segnalano l'alternarsi di presenza umana fino all'insediamento definitivo ed alla costruzione del castello. Il territorio è chiuso verso la penetrazione degli interessi economici di chiese e monasteri fino alla metà del IX secolo, indice di una gelosa conservazione di autonomia di vita e costumi.
Nell'anno 898 durante il regno di Berengario I una solenne formula sancisce l'acquisto da parte del venerabile Everardo, vescovo di Piacenza, di metà della rocca sulla quale è costruito da poco un castello. Le notizie della rocca di Bardi ci giungono da una sbiadita pergamena che lascia intravedere un buio periodo della nostra storia, le scorrerie degli Ungari. Sono queste che spingono il prelato a cercare un rifugio sicuro e creano il fenomeno dell'incastellamento. Da questo momento in avanti la storia del borgo si unifica a quella della fortezza. Alla fine del XII secolo il castello risulta già appartenente ai "Conti di Bardi", corte gentilizia discendente probabilmente dalle prime famiglie longobarde.
Nel 1255 il castello fu distrutto dai Pallavicino ma subito ricostruito. Per due volte venne espugnato nel 1270 e nel 1307 durante il periodo dei Landi. La loro autonomia cresce a tal punto che nel 1551 possono battere zecca e Bardi viene eletto marchesato dell'Imperatore Carlo V. Gli interventi di ristrutturazione più significativi sono del IX, XIII e XIV secolo e a tutt'oggi è rimasto tale. Agli inizi del XVII secolo l'ultimo principe Federico II arricchisce il castello con affreschi del Botticelli e del Parmigianino e crea una biblioteca con 228 volumi oggi inesistenti. Lo Stato cessa di esistere autonomamente nel 1627 con il matrimonio di Maria Polissena unica figlia di Federico II con Giovanni Andrea Doria. Tre anni dopo la sua morte il feudo viene venduto ai Farnese e nel 1764 ne entrano in possesso i Borboni di Parma. Inizia la parabola discendente del castello che passa ai francesi nel 1802, a Maria Luigia d'Austria dal 1816 al 1847. Dopo il 1862 viene trasformato in prigione militare fino alla sua chiusura nel 1868 e la successiva cessione al demanio.
La nostra visita ci spinge all'interno delle mura e nelle sale spartane di un tempo fin su tra i camminamenti delle sentinelle dai quali si scorge il Ceno, principale corso d'acqua che da il nome a tutta la vallata.
Questo fiume nasce dal monte Pema come il Taro suo gemello. Ciascuno dei corsi d'acqua scava la sua valle prima di ricongiungersi all'altezza di Fornovo in cui solo il Taro mantiene il nome. Il clima mite della Val Ceno favorisce la crescita di rare specie botaniche sia di provenienza mediterranea che alpina. Inoltre nidificano molti volatili rapaci e non che nel silenzio del pomeriggio vediamo e sentiamo chiamarsi.
Come ogni castello che si rispetti anche Bardi ha il suo fantasma, Moroello.
Moroello è il comandante delle truppe di Bardi ed è innamorato della figlia del castellano, Soleste, che a sua volta la ricambia. Tutto bene se non fosse per il fatto che Soleste è stata promessa sposa ad un feudatario vicino. I due giovani nei loro fugaci incontri vengono aiutati dalla balia della ragazza. Durante una battaglia contro i Landi in difesa del confine di stato Moroello va via per molte settimane. La sua amata tutti i giorni ne attende il ritorno. Finalmente le truppe si dirigono verso il castello e Moroello in segno di vittoria corre a cavallo con gli stendardi del nemico. Peccato che dal castello Soleste non può distinguere l'uomo che li porta. Pensando che fosse il nemico che ha ucciso il suo amato, si toglie la vita disperata. Alla notizia del suicidio di Soleste Moroello è disperato ed ancora oggi vaga per il castello alla ricerca di Soleste. Numerosi sono gli avvistamenti notturni è c'è chi dice di aver sentito addirittura le sue urla disperate. Con l'uso di una termocamera alcuni studiosi sono riusciti a fotografarne la presenza.
Dopo questa magnifica visita ritorniamo in città. Saliamo per Bore, Castell'Arquato, Piacenza e poi Milano.

Buon viaggio.


Tutte le foto scattate durante la gita le potete trovare qui.

Testo: Crespy

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Home
Chi Siamo
Calendario Eventi
Diario di Viaggio
Iscrizioni
Soci
Foto
Contatti
Convenzioni
Link